Yayoi Kusama

Matsumoto, Giappone, 1929

L’artista qui proposta struttura parte della sua produzione artistica sulla sessualità nelle sue più varie e disparate forme. Yayoi Kusama trascorrerà in un piccolo paesino del Giappone la prima parte della sua vita, periodo durante il quale svilupperà drammi e traumi che influenzeranno per sempre la sua vita e la sua produzione artistica. L’infanzia di questa artista è profondamente infelice: il contesto sociale in cui è inserita la rifiuta e la ripudia, la figura materna, fortemente retrograda, le impedisce di sviluppare la sua passione per l’arte. Le farà inoltre sviluppare, obbligandola a seguire il padre durante le sue attività adultere, una repulsione per le pratiche e le attività di natura sessuale. Attraverso le sue opere più o meno esplicite, Kusama intende esorcizzare il suo trauma al fine di combattere la sua grande fobia. La pratica artistica rappresenta per questo motivo una fonte salvifica per questa artista: le sue rappresentazioni sono espressione dei suoi sentimenti più profondi e frutto delle sue esperienze di vita. Ciò che vediamo in Kusama e nelle sue opere, come già detto in precedenza, non è la sensualità ma è l’esplicita sessualità. L’obiettivo dell'artista durante la sua carriera è infatti sempre stato quello di sensibilizzare e lottare per la libertà sessuale e per l’amore libero. Un’esorcizzazione dei traumi più implicita, che trova la sua rappresentazione nella ripetizione ossessiva di motivi, diventerà con il tempo sempre più esplicita.

Kusama posa nuda

1963

Volantino esibizione

1963

ONE THOUSAND BOATS SHOW

One Thousand Boats Show.

Serie "Aggregazione", 1963

Nell'opera risulta evidente il passaggio da un’esorcizzazione dei traumi più implicita, che trova la sua rappresentazione nella ripetizioni ossessive di motivi di vario tipo, ad un tipo di rappresentazione dalla natura più esplicita. Gli elementi caratteristici della sua prima fase artistica subiscono una metamorfosi: dai pois si passa ad elementi di natura anatomica e sessuale. L’artista ci propone in una forma ineditamente esplicita la sua grande paura del corpo umano e dei genitali, ciò che, come diceva la stessa Kusama, le provocava un senso di orrore, diventa il centro dell’opera.